Molti di voi conosceranno il programma Erasmus o ne avranno sentito parlare, mi riferisco principalmente a coloro che sono iscritti in una qualsiasi facoltà universitaria d’Europa.

Si tratta di un sotto programma di un più ampio programma, il SOCRATES II, volto a promuovere la cooperazione europea in vari settori che spaziano dall’istruzione scolastica a quella superiore, dalle nuove tecnologie alla formazione degli adulti.

 

Chiunque abbia voglia di partecipare a questo programma può candidarsi presso il dipartimento degli affari internazionali della propria università e, salvo imprevisti (dipende dal numero di borse messe a disposizione ogni anno dall’università), potrebbe ritrovarsi a svolgere il proprio anno accademico presso un’altra università straniera, dove dovrà sostenere un certo numero di esami.

Gli esami ed i corsi da seguire vengono concordati prima della partenza; per quanto riguarda la lingua, invece, i futuri studenti Erasmus sono formati in un laboratorio linguistico, messo a disposizione dalla loro università.

Senza addentrarci nei particolari e scavalcando il programma Erasmus, rivolto essenzialmente agli studenti universitari, possiamo volgere lo sguardo ad un altro interessante programma,  il Leonardo: finanziato, come l’Erasmus, dalla Commissione Europea questo programma di apprendimento permanente a differenza di quanto si crede non è rivolto esclusivamente agli studenti universitari ma mira a “sostenere la mobilità transnazionale dei lavoratori, lavoratori autonomi o persone disponibili sul mercato del lavoro (compresi i laureati e studenti) che trascorrono un periodo di formazione all’estero in un contesto di formazione professionale” come ad esempio presso enti di formazione, scuole tecnico-professionali o imprese che abbiano avviato un partenariato con l’organizzazione d’invio alla quale si è iscritti o con la quale si intende partecipare.

(http://www.programmaleonardo.net/llp/materiali/04_Mobilita%20PLM.pdf ).

 

I criteri di ammissibilità possono variare da un ente all’altro e lo stesso contenuto dello stage varia in funzione del nostro CV. Il programma consiste principalmente in tre cosiddette "azioni".

La prima è rivolta ad allievi della formazione professionale iniziale che possono partire tramite il loro ente scolastico o formativo per qualche settimana (di solito 3 a 4). Dopo una breve fase di ambientazione gli allievi (che di solito partono in gruppo) sono inseriti in un tirocinio orientativo che permette di utilizzare la lingua straniera e conoscere le modalità dì lavoro fuori dall'Italia.

La seconda è rivolta a chi sta frequentando un corso di laurea o di diploma universitario oppure un dottorato di ricerca. Si può andare in un'azienda straniera per un minimo di tre mesi e un massimo di 12 mesi, mettendo in pratica le conoscenze teoriche. Si parte da soli o in gruppo. Gli enti attuatori sono normalmente le università.

La terza azione, invece, è rivolta a chi ha appena conseguito un diploma o una laurea e sta cercando un impiego, oppure a chi è già inserito nel mercato del lavoro.

 

Con il programma Leonardo si può effettuare un tirocinio di lavoro in un'azienda all'estero per un periodo compreso tra i due e i 12 mesi. Si parte da soli o in gruppo. Le borse sono messe a disposizione da vari organismi come associazioni, province, comuni ed aziende. 

I programmi Erasmus e Leonardo sono, attualmente, tra i programmi di mobilità organizzati in Europa, quelli più noti alla cosiddetta euro-generazione.

Purtroppo per coloro che non siano studenti universitari sarà difficile potervi accedere.

Cosa fare, allora, qualora non si sia mai stati iscritti ad una facoltà ma, per contro, si ha voglia di vivere un’esperienza di mobilità internazionale in Europa?

 

Tutto dipende da cosa cercate.

Spesso si ignora la maggior parte dei programmi di mobilità europei solo perché non sono promossi abbastanza; ciò è relativamente grave visto che, spesso, anche chi è iscritto all’università non conosce cosa sia uno SVE (servizio di volontariato europeo), un VI (volontariato internazionale) o un campo di lavoro internazionale (traduzione di workcamp).

Ciò dipende anche dal fatto che, soprattutto in Italia, quando un giovane, magari alla ricerca di un impiego, incontra (o si scontra), anche navigando in Internet, con la parola “volontariato” o “campo di lavoro” perde il suo interesse verso l’articolo, o verso il suo eventuale interlocutore.

Un preconcetto che, ai noi, potrebbe precludergli ogni possibilità di evoluzione.

Ciò è dovuto principalmente alle scarse informazioni fornite dagli stessi paesi membri dell’Unione Europea ai propri cittadini. Ora, senza addentrarci in nessuna forma di polemica, noi sappiamo che, promossi o no, esistono dei programmi simili all’Erasmus o al Leonardo che possono offrire al giovane europeo una vera e propria esperienza multiculturale da vivere in un paese straniero, nel quadro di un progetto personale da svolgere presso un ente ospitante (in molti casi si tratta di associazioni culturali). Le varie sigle SVE, VI, VLT, ecc, indicano in sostanza lo status del volontario; ad ogni status corrispondono delle agevolazioni che possono cambiare a seconda del progetto. Inoltre se con alcuni dispositivi ci si può impegnare a svolgere un periodo di volontariato presso un altro paese europeo (SVE ad esempio), con altri ancora si può addirittura vivere un’esperienza che può durare dai 3 ai 12 mesi in uno stato extra-europeo (come nel caso del V.I) o fino a 3 settimane (durante un workcamp).

 

Normalmente lo status di volontario permette anche di poter usufruire di numerosi vantaggi come quello di poter essere alloggiati a spese dell’ente partecipante o quello di ricevere un abbonamento gratuito valido per la maggior parte dei trasporti pubblici, per non parlare poi dei seminari e formazioni ai quali si potrà partecipare durante tutto l’anno.

Questa, non dimentichiamolo, è una forma di mobilità che permette di essere “iniziati” a quella che potrebbe definirsi una vera e propria “Cittadinanza Attiva”, adatta sia per studenti universitari sia per coloro che non hanno mai seguito degli studi.

Non lo sapevate?

Bene, ora che lo sapete, sappiate anche che in ogni regione europea esistono dei punti informativi chiamati “Europe Direct” (http://ec.europa.eu/europedirect/index_it.htm), si tratta di strutture legate all’UE e che potranno rispondere a tutte le vostre domande in tema di Europa e programmi di mobilità internazionale. Per il momento, se siete interessati, un buon inizio è quello di chiamare per telefono e chiedere una lista di progetti in corso (in tema di volontariato europeo o volontariato internazionale). Potrebbe essere la volta buona per tutti, magari.

 

Nei prossimi post esaminerò in maniera più dettagliata i vari dispositivi ai quali ho accennato, SVE, VI e campi di lavoro (workcamp), intanto cominciate a cercare il progetto che fa per voi.

 

Gianni